I risultati del'indagine sono il frutto di un percorso d'indagine molto articolato, che riguarda uno dei settori più dinamici dell'economia toscana. In netto contrasto con il prolungarsi della crisi dei settori tradizionali dell'export regionale (ovvero quelli legati all'industria della moda), la meccanica, e il settore dei mezzi di trasporto in particolare, ha riguadagnato negli ultimi anni l'attenzione di analisti e policy maker, alla ricerca di nuove prospettive di sviluppo per la nostra regione, grazie ad una rinnovata capacità di espansione in termini di produzione, occupazione ed export.
La ripresa della meccanica, che particolarmente dal 2001 ha trainato la ripresa delle esportazioni toscane, non nasce dal nulla. Si è realizzata grazie ad una combinazione virtuosa di fattori esterni ed interni, che sono approfonditi nella prima parte dell'indagine, in cui si passa in rassegna alla letteratura internazionale sul tema, insieme ai principali risultati delle ricerche realizzate a livello regionale. La domanda internazionale, trainata dalla crescita delle economie emergenti, è cresciuta notevolmente, producendo benefici per l'export europeo, e tedesco in particolare. La ripresa toscana si colloca quindi in una congiuntura internazionale favorevole per il settore, ma occorre al tempo stesso sottolineare che la possibilità di cogliere le opportunità globali è dipesa dal dinamismo dei global player, che sono stati capaci di connettere la capacità produttiva locale con il mercato globale. Questi soggetti-chiave sono organizzati in sistemi produttivi specializzati (automotive, due ruote, ferroviario, camperistica), che sono al centro della nostra indagine, ma sono stati analizzati anche da ricerche precedenti.
L'adozione di una prospettiva d'indagine legata alla nozione di filiera, piuttosto che basata sull'analisi di settori produttivi omogenei, ha richiesto una procedura di costruzione dell'universo d'indagine piuttosto complessa, che è descritta nel cap. 3. Si è trattato in sostanza di individuare le imprese che, indipendentemente dal tipo di attività svolta, lavoravano per i settori target dell'indagine. Per raggiungere questo obiettivo si è realizzata una prima fase d'indagine sul campo, rivolta ai committenti, richiedendo loro (insieme a molte altre informazioni) di specificare i propri fornitori. A questa fonte si sono affiancati i dati desumibili da ricerche precedenti, insieme a quelli contenuti in alcune fonti amministrative. I risultati di questa fase sono stati molto interessanti dal punto di vista metodologico, in quanto hanno sottolineato i limiti dell'utilizzo della codificazione settoriale Istat per stimare l'importanza economica di un dato segmento di attività. Si pensi che, su un universo costituito da 176 imprese, quelle classificate come attive nei settori target sono risultate appena 6. Il disallineamento tra classificazione settoriale e appartenenza di filiera ha rafforzato i presupposti della metodologia adottata, sottolineando al tempo stesso la necessità di ulteriori approfondimenti e, più in particolare, di un rafforzamento del sistema statistico regionale nella direzione di maggiore conoscenza delle interdipendenze produttive tra settori diversi.
Dopo avere esaminato a fondo gli aspetti metodologici della ricerca, sono presentati in dettaglio i risultati dell'indagine. Senza voler esaurire i contenuti dell'analisi, può essere utile sottolineare due elementi. Il primo riguarda il ruolo della camperistica che, dopo l'analisi sui fornitori, risulta ancora più importante. La crescita degli assemblatori, già molto positiva, non esaurisce infatti le ricadute economiche del settore. L'indagine ha mostrato che molte imprese che lavorano per filiere affini sono state "attirate" nel sistema della camperistica, trovandovi una compensazione adeguata al ridimensionamento di altre filiere, come quella delle due ruote. Il secondo elemento, di valenza più generale, riguarda la flessibilità del sistema della subfornitura, che risulta fortemente interconnesso alla base, con una miriade di piccole imprese plurispecializzate, capaci di muoversi rapidamente da una filiera all'altra. Non è esagerato sostenere che proprio questa base produttiva, pur con tutti i limiti che sono sottolineati nel rapporto, rappresenta la più importante risorsa "localizzata" che la Toscana offre ai settori analizzati.
In uno specifico capitolo sono esaminati i risultati economico-finanziari dell'universo d'indagine posti a confronto con quelli di un campione d'imprese localizzate in Emilia-Romagna. Anche in questo caso i risultati dell'analisi non possono essere adeguatamente riassunti in questa premessa. Occorre tenere innanzitutto due elementi di base: 1) si tratta di due universi profondamente diversi. 2) I campioni sono necessariamente non omogenei. Ciò deve indurre alla cautela interpretativa nel valutare i risultati.
Alla luce di queste precisazioni, l'analisi sviluppata mette in luce che le dinamiche dei due micro-universi di riferimento esprimono gradi differenziati di dinamismo. Emerge un relativo sottodimensionamento del sistema toscano, aspetto che numerose ricerche empiriche ed analisi individuano come uno dei fattori importanti nel determinare un gap competitivo. Nel campione emiliano-romagnolo, infine, spicca il ruolo propulsivo delle medie imprese, che rappresentano invece una parte marginale del campione toscano.
Il rapporto è chiuso dalle conclusioni, che ricompongono nel dettaglio i risultati dei diversi segmenti d'indagine, offrendo anche alcune indicazioni in termini di policy. In appendice, sono riportati due approfondimenti, rispettivamente sugli scenari evolutivi del settore automotive, e sull'export toscano in rapporto a quello delle principali regioni del Centro-Nord.